Parma e i segni del Medioevo
  Il tratto parmense della via Francigena
  Pievi e Monasteri in terra parmense
  San Bernardo degli Uberti
  Bibliografia
 
 

 


Parma e i segni del medioevo

I segni che il medioevo ha impresso sulla città di Parma sono rilevanti e tuttora leggibili, a livello architettonico e decorativo, ma ancor più sotto l’aspetto urbanistico. La struttura insediativa che ha preso forma fra il IX e il XIII secolo pose infatti i presupposti per quella che sarebbe stata la successiva città farnesiana e, più tardi ancora, la Parma dei Borbone e di Maria Luigia.
Dopo l’età che vide il tramonto della potenza di Roma, durante il regno di Teoderico la città vive una fase di lenta rinascita, rallentata dalla crisi che coincide con la guerra greco-gotica, ma ripresa nell’età bizantina (553-568) quando Parma era denominata “Crisopoli” per la ricchezza e la fertilità delle sue terre o, secondo l’Affò, per essere sede dell’erario militare. è questo il momento di una riorganizzazione interna al limite del castrum che va di pari passo col crescente potere vescovile e che viene segnata dalla collocazione del fulcro religioso cittadino: la cosiddetta “Mater Ecclesia”, la cui collocazione ai margini (esterni o interni) del quadrilatero romano denota il tentativo di superamento dei confini tracciati dalle antiche geometrie urbane.
Nella storia degli insediamenti di età medievale sussistono modalità di sviluppo ricorrenti, fra le quali Parma sembra adottare quello dell’accrescimento per “poli di irradiamento”, che assumono la struttura di sub-urbi: gemmazioni della città antica organizzati lungo le strade radiali che la connettono al proprio territorio.
Appena al di fuori del quadrilatero romano, al sistema cardo-decumanico si aggiungono infatti, già in età antica, le direttrici orientate alle terre del Po (verso Mantova e Cremona) o ai passi dell’Appennino; ma, pur a fronte di questo reticolo viario, i primi tentativi di crescita urbana non abbandonano le regole dell’insediamento antico, trovando collocazione in prossimità delle porte della città: la porta Eridana a nord e la porta Pediculosa a sud, la porta Piacenza a ovest e la porta Romana a est. Sarà poi la gerarchia dei percorsi territoriali a decidere della sorte di questi antichi insediamenti.
L’invasione longobarda del 568-569 segna l’avvio della crescita del suburbium sud-orientale; assieme al consolidarsi, a est della cinta romana, dell’insediamento del Capo di Ponte (nel corso dell’XI secolo) esso dà luogo alla prima vera espansione della città che assumerà così quell’assetto lenticolare che connota Parma, alla stregua dei principali centri disseminati lungo l’asse della via Emilia.
Ma i processi di crescita della città non rispondono mai a schemi univoci e lineari: assieme al costituirsi dei sub-urbi, il X secolo propone nuove dinamiche di sviluppo imperniate sulla presenza delle grandi strutture conventuali e monastiche fondate a nord della cinta romana. I monasteri di San Giovanni Evangelista (iniziato nel 980) e di San Paolo (sorto nel 1005 accanto a una chiesa esistente nel 985), voluti dal vescovo Sigefredo II, costituiscono i primi poli attorno a cui si strutturano nuove forme di insediamento basate su criteri distributivi e organizzativi inediti: le cosiddette case “su lotto gotico” (più conosciute come case “a schiera”), residenze di umile stampo realizzate sui terreni di proprietà degli ordini religiosi. Con ogni probabilità, questa forma primaria di lottizzazione dei terreni risponde direttamente all’ottica che caratterizza la presenza religiosa nella città medievale: le terre dei conventi sono suddivise, frazionate in funzione delle capacità economiche dei ceti più poveri; tali sono i caratteri insediativi leggibili in prossimità dei complessi di San Giovanni Evangelista e di San Paolo, ma identica connotazione si ritroverà più tardi in corrispondenza dei conventi di San Benedetto (già esistente nell’anno 1000), di San Francesco (iniziato fra il 1240 e il 1250) e di San Giovanni Battista (appartenente all’ordine gerosolimitano fin dal XIII secolo). Proprio all’inizio del Duecento, dopo che già il quartiere del Capo di Ponte era stato cinto da mura (1178), gli insediamenti suburbani di San Paolo e San Giovanni Evangelista venivano inglobati nella fortificazione che prese corpo fra il 1210 e il 1212.
Muta in questo modo il limite della città, ma non cambia il processo di accrescimento: accanto alle porte di San Barnaba (a nord), di San Michele (a est) e della Pediculosa (a sud), si sviluppano nuovi poli di irradiazione, nuovi tessuti insediativi che ben presto assumeranno a tutti gli effetti una precisa connotazione urbana. Sarà la cinta muraria voluta da Bernabò Visconti nel 1330 a inglobarli nella città, tracciando, in un certo senso, il limite fisico della Parma medievale.
Ma la trasformazione che investe la città fra il IX e il XV secolo non è rappresentabile solo attraverso un processo di dilatazione della struttura urbana, poichè significativi sono anche i processi di riorganizzazione di porzioni già edificate in età romana.
Emblematiche, a questo proposito, risultano le vicende che vedono lo strutturarsi, nel XII secolo, della presenza religiosa nei luoghi dove sorgeva l’antica cattedrale paleocristiana; pochi decenni più tardi prendono forma gli interventi nella platea communis, l’antico foro, nel quale sorgono i centri del potere economico e civile che, fra il XII e il XIII secolo, regge le sorti della città.
Si tratta di una fase insediativa che caratterizzerà il futuro assetto di Parma, e che prende avvio dalla rivolta dei cives urbani et parmenses del 1037 che indusse il vescovo Ugo a trasferire la sede episcopale da San Lorenzo all’area racchiusa fra i conventi di San Giovanni Evangelista e di San Paolo.
Qui sarebbero sorti, attorno alla platea ecclesiae maioris, le grandi architetture del duomo, del battistero e del palazzo Vescovile.
Fu l’antipapa Cadalo, vescovo-conte dal 1045 al 1072, ad avviare la realizzazione del palazzo Vescovile; fra il 1046 e il 1055 se ne realizzò un primo nucleo radicalmente modificato dal vescovo Bernardo fra il 1172 e il 1175 (epooca alla quale risale la realizzazione della caratteristica torre nord-ovest), poi completato fra il 1232 e il 1234 a opera del Rolandello, per volere del vescovo Grazia.


data di creazione: 27/10/2005
data di modifica: 28/10/2005
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